Silvano Borzacchiello

2003.01.18 - Corriere Del Ticino PDF Stampa E-mail

Giulio Granati Quartet

Dopo l’avventura in “solo” di Dreams, Giulio Granati torna ad esplorare le potenzialità espressive di un serrato interplay con un quartetto agguerrito e affiatatissimo, in compagnia di musicisti che mostrano di capirsi al volo e di sapersi ispirare l’un l’altro. Ascoltando In the mood, il disco pubblicato da Altrisuoni che sarà presentato questa sera al pubblico ticinese, si avverte chiaramente l’unità d’intenti che anima il quartetto, e infatti Giulio è molto soddisfatto di questa formazione: “Sono musicisti fantastici, si sono calati in modo del tutto naturale nel mio universo musicale, ci capiamo al volo e riusciamo ad arricchire le mie composizioni ad ogni nuova esecuzione. Ho cercato a lungo dei compagni d’avventura così bravi e vicini allo spirito della mia musica, e finalmente li ho trovati!” Non è un caso, quindi, se il tema del brano che apre il disco, Trio3, viene esposto dal contrabbasso di Stefano Dall’Ora, e il secondo si intitola Welcome Mike e presenta una bella introduzione solitaria di Michael Rosen al sax tenore... è il tuo modo di accogliere i nuovi arrivati, rispetto alla formazione di My first pair of glasses ? “È il mio modo di intendere un quartetto formato da quattro leader. Tre anni fa, proprio con “My first pair of glasses”, credo di aver aperto un nuovo “ciclo” creativo che coincide con una maturità espressiva più consapevole e che prosegue con “In the mood”. È stato, anche, il primo frutto concreto del mio sodalizio artistico con il batterista Silvano Borzacchiello, il cui apporto alla poetica del mio mondo musicale si è fatto negli anni sempre più importante. Al contrabbasso non c’è più il bravo e affidabile Riccardo Fioravanti e al suo posto c’è Stefano Dall’Ora, forse più vicino alla mia sensibilità classica e abilissimo anche con l’arco, il che mi permette di scrivere delle impegnative parti “obbligate”. Il trio, poi, è diventato un quartetto quasi per caso: avevo già avuto la fortuna di suonare occasionalmente, su un repertorio “regolare” di standard, con il giovane e talentuoso sassofonista americano Michael Rosen, e ogni volta si era creato un eccellente feeling. Così ho deciso di coinvolgerlo in un progetto originale e gli ho spedito le nuove composizioni, lui si è subito mostrato entusiasta e la prima prova è stata illuminante, ho capito di aver trovato il solista che cercavo. La sua introduzione a “Welcome Mike” è solo una delle sue notevoli improvvisazioni che si ascoltano nel disco. A me, personalmente, piace moltissimo in particolare quando si esprime al sax soprano, strumento “difficile” che solo pochi suonano ai suoi livelli. Il titolo del disco, In the mood, sembra alludere ellingtonianamente al vostro personale piacere nel suonare questa musica… “In realtà il titolo originale doveva essere un altro, ovvero “Different colours”, perché in questo disco ho cercato di sublimare i miei vari amori per la musica di grandi maestri come Keith Jarrett, John Coltrane, Bill Evans o Jan Garbarek. Così, ogni brano riflette una luce, un “colore” musicale diverso, e il disco credo che rappresenti bene la varietà dei miei punti di riferimento. Ma tutto sommato penso che In the mood sia un titolo molto evocativo e, naturalmente, mi piaceva l’idea dell’implicito riferimento al grande Duke Ellington. In effetti, ogni brano del disco ha una sua precisa identità, ed è stimolante il contrasto tra le diverse atmosfere che vanno a comporre l’insieme. A proposito di Bill Evans, tra i temi di In the mood spicca quello di Welcome Mike che sembra una sorta di emanazione di uno dei suoi cavalli di battaglia, Waltz for Debbie… “Giuro che non ci avevo pensato, a conferma del fatto che queste reminiscenze vengono dal cuore e non dal pensiero razionale. È vero, anche se ritmo ed armonia sono differenti, l’incipit della melodia è in qualche modo “rubato” a Bill Evans. Questa sera, a partire dalle 19.00, presenterai il disco al Principe Leopoldo di Lugano… “È stata una scelta dettata dalle circostanze. Ci tenevo a presentare per la prima volta il nuovo repertorio al pubblico ticinese, prima di partire per una breve tournée svizzera nell’ambito di “Suisse digonales jazz” che ci porterà ad Aarau, Basilea e Ginevra. Non nascondo, poi, di essere affezionato alla sala di quell’albergo, e non solo perché ci lavoro regolarmente come pianista: per esempio ho inciso un Live at the Principe Leopoldo, e in generale apprezzo l’entusiasmo della direzione che ha sempre cercato di favorire la diffusione della musica jazz.

Sergio Albertoni

 
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